Il Putt: tocco o tecnica?
12 aprile 2016

Sono cresciuta golfisticamente negli anni 70. In quei tempi lontani chi puttava bene era considerato un fortunato golfista a cui era stato fatto dono del “tocco”. Io di tocco ne avevo poco,specie agli inizi,e giustificavo scores meno che buoni con 40 - 42 putts (classica la frase :”ho giocato bene ma puttato male”,quasi come se il putt non facesse parte del gioco.) Con il passare del tempo,e anche del tempo dedicato ad allenare questa parte del gioco, il mio putt è migliorato senza mai diventare eccellente.Il puttare bene è legato a 3 condizioni: controllo della distanza - controllo della direzione - lettura del green. Per me è sempre stato facile il controllo della distanza, più problematico il controllo della direzione e quindi la capacità di imbucare quei fastidiosi e importanti putt di 1,5-2 metri. Da parecchi anni il putt, come il resto del gioco, è stato studiato più attentamente, grazie allo sviluppo di tecnologie dedicate a questo e alla convinzione che ad alto livello è il putt che fa vincere le gare.

Il SamPutt lab è un programma di analisi del putt che studia sia la geometria del movimento (traiettoria del bastone, angolazione della faccia ecc ecc) che la parte dinamica e ritmica. Inventato in Germania da un neuroscienziato che studiava il “crampo dei violinisti e degli scrittori” è stato poi adattato allo studio degli Yips nel putt (gli yips sono quei movimenti inconsulti ed involontari che causano delle improvvise deviazioni della faccia del putt all’impatto ed hanno una origine neurologica). La grande bellezza di una analisi fatta con il SamPutt lab è quella di avere una diagnosi completa ed esatta di tutto quel che succede, e quindi una maggiore facilità alla correzione. Si può vedere e prevedere come la palla rotolerà, si può scegliere il putt più adatto a seconda del tipo di movimento, si può scegliere un peso,una larghezza del grip,una lunghezza dello shaft che aiuti il giocatore a migliorare il putt.

Più recentemente,studi statistici condotti su un campione molto grande di dati (stroke gained putting  elaborato da Mark Broadie della Columbia University raccogliendo tutti i putts giocati sul Pga tour dal 2005 al 2010 e dando le percentuali di successo da tutte le distanze del primo putt) hanno finalmente permesso di valutare bene come una persona putti. Non si parla più di putt per green presi, ma di putts in più o in meno rispetto ad un field di professionisti, ogni putt valutato in rapporto alla distanza dal quale è stato giocato. Potendosi così raffrontare ai migliori al mondo si vede davvero se è tutta colpa del putt o meno. E se davvero è tutta colpa del putt si ci può impegnare a migliorarsi, perché non è vero che bravi si nasce, ma si diventa.

Sicuramente la testa e una forte routine mentale è fondamentale, imbucare un putt è anche credere di poterlo fare.

Come ha detto l’inventore del SamPutt lab, alla fine l’unico dato comune a tutti i grandi puttatori è la fiducia !


Categoria:
Tecnica
Condividi su:
Ricevi le nostre news