L'Arte Fiorentina sotto tiro
27 settembre 2016
Durante la seconda guerra mondiale nei locali del nostro Circolo furono conservate importanti Opere d'Arte.".
Il nostro socio Alfredo Maccolini ci ha inviato un estratto dal libro " L'Arte Fiorentina sotto tiro" di Frederick Hartt, dal quale si è appreso che durante la seconda guerra mondiale, negli spogliatoi del nostro Circolo, vennero conservate importanti e numerose opere d'arte provenienti dal Museo Civico di Pisa. Tali opere vennero ritrovate, e restituite al Museo, dalle truppe alleate durante la liberazione di Firenze da un gruppo di militari facenti parte della "Sottocommissione alleata ai Monumenti, Belle Arti ed Archivi (MFAA), oggi conosciuta ai più come "Monuments Men".

Testo integralmente estratto dal libro “ L’Arte Fiorentina sotto Tiro” di  Frederick  Hartt, a cura di  Giandomenico Semeraro in collaborazione di Liana Rimorini.

(n.b. L’Autore del libro racconta in prima persona)

“……………………………………………………………………………………………………………………..  Pag, 68 e seguenti.                                                      La mattina dell’8 Agosto (1944) ci mettemmo in marcia. La prima tappa fu il paese di Grassina, alle porte di Firenze, per notificare agli Affari Civili la presenza dei depositi (nota: si riferisce al deposito di Torre a Cona – Rignano sull’Arno -).  A un posto di blocco  ci impedirono di entrare nella parte liberata di Firenze, una delusione resa ancora più cocente dal fatto che per un attimo eravamo riusciti a scorgere le colline  dietro Firenze e l’immensa cupola color mattone del Brunelleschi , con la lanterna che  scintillava al sole. In quei giorni Grassina era una tappa scomoda, di tanto in tanto veniva bersagliata dalle cannonate. Tuttavia ebbi la fortuna di imbattermi nel Capitano Lawrence L. Miller, il quale di informò della presenza di una vasta collezione di quadri negli spogliatoi  del campo di Golf dell’Ugolino, qualche chilometro più a sud. Ero restio a fermarmi oltre, ma non potevo ignorare la possibilità che vi fosse custodita qualche opera importante.

Lo spogliatoio si rilevò una struttura abbastanza moderna, con finestre a nastro opportunamente chiuse con assi.  Venimmo a sapere dal custode che il sito conteneva una considerevole sezione del Museo Civico di Pisa e diverse pale di altare pisane. Entrammo strisciando attraverso il foro che i tedeschi avevano scavato nel muro e facemmo luce con una candela ed una piccola torcia.  Faceva molto caldo e mancava l’aria nelle stanze, zeppe di dipinti del Trecento pisano e senese di cui il Museo Civico era particolarmente ricco, con gli sfondi a oro e i pinnacoli scintillanti messi in risalto dalla luce fioca delle nostre lampade. Al piano superiore, appoggiati in fila contro un muro, c’erano magnifici crocifissi, fiore all’occhiello della pittura pisana del Duecento, e in realtà tra i migliori esempi della pittura toscana del XIII secolo.  Su entrambi i piani, tutti gli oggetti erano ben impilati e sistemati in modo da non subire danni  per la pressione causata dal contatto di un pannello contro l’altro.

C’era pochissima polvere e probabilmente le opere non erano mai state spostate. Secondo il custode, i tedeschi non avevano creduto al cartello esposto fuori che poneva l’edificio sotto la protezione del Vaticano e avevano continuato a cercare armi nascoste, senza toccare i dipinti.

Restammo sconcertati dalla presenza di quelle opere, anche perché Lavagnino  (nota: storico dell’arte ed inviato dal Ministero della Pubblica Istruzione per affiancare la “Sottocommissione alleata ai Monumenti, Belle Arti ed Archivi (MFAA) oggi conosciuta ai più come “Monuments Men”) mi assicurò di non aver mai ricevuto al Ministero di Roma alcuna informazione circa la loro rimozione dalla zona di Pisa.  Più tardi il custode ci disse che i quadri erano stati portati lì relativamente di recente dal soprintendente di Pisa, l’ingegner Piero Sanpaolesi, che ora occupava un appartamento a Palazzo Pitti    ………………………………………………………………………………………………………………………………..

Pag, 70 e seguente.

……………………………… Quanto al campo dell’Ugolino, Sanpaolesi non aveva con sé l’inventario, ma mi assicurò che seguendo l’ordine numerico avremmo individuato facilmente gli oggetti mancanti. L’indomani il capitano Pennoyer accompagnò Sanpaolesi al Campo dell’Ugolino, e un  lungo e attento esame rivelò che niente era stato toccato.   ………………………………………………………………………………………………..

Trascrizione del 23 settembre 2016 da Alfredo Maccolini

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